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Decalogo per la sicurezza online scritto dai ragazzi

June 21, 2010 da Giulia   Commenti (3)

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Visto che qui su CiaoNet ci sono molti ragazzi che bazzicano tra i vari socialnetwork ripropongo in questo blog una notizia presente sul sito di Davide.it sul tema della sicurezza online

 

Telefono Azzurro raccoglie ogni settimana idee e opinioni dei ragazzi che frequentano la virtual community HABBO sul tema della sicurezza online, del bullismo, cyberbullismo, separazione, etc... Questo decalogo è stato creato proprio a partire da uno di questi forum online e grazie alla collaborazione degli amici di HABBO.

A breve su Habbo ci sarà anche Davide.it... maggiori informazioni al più presto!

1) Mai dare informazioni e foto personali (nome, cognome, età, indirizzo, città, dati della scuola, e-mail, numero di telefono/cellulare).

2) Scegli in modo accurato le tue password (non sceglierle troppo facili!) e conservale attentamente; non diffonderle, neanche agli amici.

3) Evita siti poco attendibili, a pagamento o vietati ai minori.

4) Se ti capita di non essere a tuo agio, ignora o segnala il contatto della persona che ti ha dato fastidio, ed evita di rispondere alle provocazioni.

5) Segnala alla Polizia Postale (ed anche allo staff, se presente) atteggiamenti poco consoni.

6) Se ti è successo qualcosa nella rete che ti ha messo a disagio, parlane con un adulto.

7) Non aprire mai la posta se non conosci il mittente, non accettare file da sconosciuti e non scaricare file di provenienza dubbia.

8) Non mettere in Rete video, foto, documenti che riguardano te o i tuoi amici, e neppure insulti e calunnie su altri! Sono tracce che possono sfuggire al tuo controllo e rimanere nel web, anche se non vuoi!!

9) Accettare di incontrare nella realtà persone conosciute in rete può essere pericoloso! Mai farlo, neanche se l’altro ci assicura di essere un compagno di scuola: le persone possono essere diverse da quelle che dicono di essere in Rete!! Cerca di mantenere sempre una distanza tra la ''virtualità'' e la realtà!

10) Non accettare contatti da chiunque ed evita di cliccare sui link sospetti.

ecodirigibili ispirati alla natura

May 30, 2010 da nonno Luigi   Commenti (0)

Hydrogenase: ecodirigibili ispirati alla

natura, per i viaggiatori del Futuro.

Come saranno i viaggi del futuro? Secondo l'architetto belga Vincent Callebaut i viaggi della prossima generazione potrebbero essere come quelli raffigurati nelle immagini qui a fianco: e cioè delle vacanze spostandosi grazie a dei giganteschi eco-dirigibili. Il progetto avveniristico è chiamato Hydrogenase (Idrogenasi), una idea che combina l'ingegneria con la biologia e si ispira alla biomimesi, e cioè una branca del design che trova ispirazione dai modelli e dalla bellezza della natura.

Evidentemente il progetto non manca di fantasia, Vincent Callebaut ha previsto infatti l'utilizzo di eco-dirigibili torreggianti, alti fino a 400 metri, con una larghezza di 180 metri di larghezza e alimentati da un biocarburante ad alghe. Otto compartimenti sarebbero alloggiati all'interno di una pelle protettiva fatta di tela smaltata, in grado di trasportare il carburante, "bio-idrogeno", ovviamente i passeggeri.

Ma questo non sarà solo un mezzo di trasporto flottante ed ecocompatibile: Callebaut ha previsto che il suo dirigibile potrà aiutare le missioni umanitarie o gli studi scientifici, oltre che ospitare alberghi ed altre strutture da intrattenimento. Ed inoltre, quando non verrà utilizzato per il trasporto, e cioè quando non sarà in volo ad un'altitudine di 6.500 metri e in navigazione alla sua velocità massima di 175 km all'ora, i dirigibili verranno ancorati in una fattoria biologica galleggiante in grado di riciclare CO2, per la salute del pianeta Terra. Come del resto il dirigibile, anche la fattoria biologica verrà completamente alimentata da energia rinnovabile, grazie a pannelli solari e turbine idrauliche.

I piani straordinari di Callebaut per quello che lui chiama un "prototipo biotecnologico", sono attualmente in mostra al padiglione Future all'Expo 2010 a Shanghai, in Cina. Hydrogenase è l'ultimo di un eccezionale portafoglio di idee influenzate dall'ecologia, il giovene architetto belga aveva già affascinato il mondo con alcune sue idee: nel 2008 aveva elaborato piani per un "Ecopolis volante” e l'anno prima un progetto di giungla artificiale, da installare presso il waterfront di Hong Kong.

Di recente un altro progetto futuristico, è cioè Physalia, un giardino ecologico, galleggiante, liberamente ispirato alla morfologia del polpo.

Fonte: Cnn - www.vincent.callebaut.org

a cura di nonno Luigi

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allarme cronaca e coerenza

April 26, 2010 da nonno Luigi   Commenti (0)

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Palermo, 24 apr. - (Adnkronos) -

Vanessa Lo Porto, la donna che ieri a Gela (Caltanissetta) ha ucciso i suoi due bambini di 2 e 9 anni e che e' stata arrestata con l'accusa di duplice omicidio aggravato, soffre di una crisi maniacale nell'ambito di una psicosi bipolare.

Una malattia, spiegano i medici dell'ospedale di Gela, dove e' stata ricoverata in stato di choc dopo il delitto, che comporta un'instabilita' dell'umore.

Qualche giorno fa la donna aveva scoperto che anche il figlio piu' piccolo presentava gli stessi sintomi di autismo del piu' grande

Questa è la notizia di cronaca, secca senza commenti come normalmente succede.

Sappiamo inoltre che questa donna si era recentemente separata dal marito.

 

E purtroppo possiamo tranquillamente immaginare che tra qualche giorno ben pochi si ricorderanno ancora di questa notizia di cronaca.

 

Tuttavia la notizia di cronaca nella sua forma scarna ed essenziale, ci interpella, è come la campana di una sentinella, ci avverte di un grave pericolo e se poi noi lo ignoriamo.....beh, allora peggio per noi.

 

La notizia ci avvicina al fatto, la notizia ci fa avvicinare ai protagonisti del fatto, per mezzo della notizia, questi protagonisti diventano nostro prossimo.

 

E allora si mette in gioco la nostra coerenza cristiana.

 

Certamente questi fatti possono rimanere lontani, possono non farci né caldo né freddo; ma rimangono lì come macigni sul nostro sentiero, siamo stati avvisati e la sentinella ha dato l'allarme come dice a chiare lettere il profeta Ezechiele.

Ora non abbiamo scuse almeno dovremmo farci un esame di coscienza: perchè mai in un paese cosiddetto cristiano ci siano drammi della solitudine di queste dimensioni e gravità.

 

Evviva le porte con le serrature di sicurezza, evviva i circoli di amici “cristiani” tutti chiusi nelle loro sacristie e nei loro giardinetti riservati ai “4 volti simpatici 4” con un evviva a tutte le mancate accoglienze...

 

E la lista potrebbe continuare....; ma fino a quando l'impunità?

 

nonno Luigi

l'economia oggi e prossimità solidale

March 16, 2010 da nonno Luigi   Commenti (0)

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                                                            l'economia oggi.

Il malessere che avvolge il mondo dell'economia soprattutto il mondo dei cosiddetti paesi industrializzati è oggettivamente grave.

L'economia è malata, i grandi esperti, che una volta erano ritenuti vati infallibili, oggi ripiegano con molta incertezza su posizioni di prudenza e comunque in netta contraddizione con quanto veniva sbandierato con esultante sicumera solo pochi anni or sono.

Le teorie economiche un tempo assolutamente intoccabili ora pare si sciolgano come neve al sole, oggi la globalizzazione sembra che debba essere ridisegnata, proprio quando i grandi autori di letteratura economica e i grandi professori delle università specializzate in finanza ed economia avevano imparato bene a memoria la filastrocca della globalizzazione da spiegare al popolo.

Purtroppo oggi ci sono ancora troppi interessi legati a una gestione discutibile della finanza mondiale e i guai vengono nascosti con la speranza che la grave situazione si possa risolvere da se e quindi si possa continuare con lo spreco delle risorse planetarie e con la ricerca di paesi capaci di tutto comperare e di nulla produrre  e per contro di paesi capaci di produrre a costo zero perchè altri possano, sprecando, arricchire la filiera degli intermediari.

Ma qualcosa si sta muovendo,e proprio sulla stampa più seria e specializzata in materie economiche appaiono segnali che invocano  la solidarietà e il superamento del guadagno a tutti i costi rivalutando così quella etica cristiana che sembrava caduta in disuso..

Noi cristiani comunque sappiamo che non sono le formule di economia che salvano il mondo; ma sappiamo pure che solo con la Carità potremo superare le strettezze e le prove che la vita terrena ci propone ogni giorno.

L'atteggiamento della società dei cristiani dei primi tempi era un atteggiamento di grande solidarietà e fraternità che è comunque stato sempre presente e spesso vissuto e proposto con eroismo; ma che anche troppo sovente è stato oscurato da forme di individualismo, poco coerente con lo spirito cristiano.

Non voglio ora dissertare di economia, lascio l'incombenza ad altri.

Voglio solo segnalare un articolo che ci descrive un momento di questo mondo cosiddetto postfordista e di una serpeggiante reazione di tipo antropologico che si sta instaurando:per cercare di superare la crisi. l'articolo è di Aldo Bonomi ed è apparso Domenica 14 marzo sul giornale “il Sole 24 ORE” ed è intitolato “Sarà il welfare solidale e diffuso a salvarci dalla crisi” (neo definizione di carità)

L'articolo è da leggere tutto, io invece ne riporto solo questo piccolo esempio: una mamma deve andare al lavoro, ma ha il problema dei figli che devono andare a scuola e che poi devono essere accompagnati a casa....ebbene miracolosamente i vicini di casa si organizzano chi un giorno e chi l'altro si trova il modo di superare la settimana compreso il giovedì quando a una certa ora il capoufficio si volta da una certa parte e così la mamma può lasciare il posto di lavoro prima del tempo...

Non dico altro cerchiamo vicino a noi e vinceremo la crisi globalizzata!

Riflessioni sull'incontro di giovedì 11 marzo 2010

March 12, 2010 da don Ilario   Commenti (1)

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Mi è piaciuto molto, nell'incontro di ieri, il clima di ascolto e di rispetto che c'è stato ed anche la partecipazione attiva di tutti i presenti. L'argomento delle opportunità e di rischi nell'uso dei social network da parte dei ragazzi ha suscitato l'interesse di tutti e gli interventi hanno dimostrato una buona capacità da parte di tutti di saper affrontare le insidie della rete in modo prudente e positivo.

Anche la riflessione sulla parabola del Padre Misericordioso proposta da Marco mi è piaciuta. C'è però da dire che non tutti hanno espresso davvero riflessioni personali. Su questo dobbiamo tutti migliorare.

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sovente troppi parlano di famiglia in termini di perfetto idiota e gli allocchi che fanno?

January 18, 2010 da nonno Luigi   Commenti (0)

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FAMIGLIA INDISSOLUBILE
NELLA SOCIETA`SOLUBILE

Perché resta il cemento sociale

In un’epoca in cui tutto porta a interessarci al paesaggio visibile, dobbiamo forse prestare maggiore attenzione al “paesaggio invisibile”, in cui si tesse la trama delle relazioni interpersonali e si plasma la nostra storia. È anche questo, in fondo, il senso del giusto invito di Benedetto XVI, ripetuto nel messaggio per la XL Giornata mondiale della pace, a non fermarci al piano dell’”ecologia della natura” e ad aprirci a una “ecologia umana”, la quale a sua volta richiede un’”ecologia sociale”. In tale ambito, un posto unico spetta al matrimonio, che è «il patto di amore coniugale o scelta cosciente e libera, con la quale l`uomo e la donna accolgono l`intima comunità di vita e d`amore, voluta da Dio stesso» (Familiaris Consortio, 11). Da questa forma originale di reciprocità oblativa nasce la famiglia: una trama straordinaria di relazioni stabili e gratuite che scaturiscono da una promessa reciproca, libera e irrevocabile, capace di tradursi in un patto di donazione e di fedeltà senza riserve, incorporato nell’ethos condiviso, protetto dal diritto e accreditato attraverso l’educazione.
Proprio per questo, la famiglia dev’essere al centro delle nostre preoccupazioni di “ecologia umana e sociale”. Punto di snodo fra l’interiore e l’esteriore, il privato e il pubblico, il naturale e il sacramentale, l’istituto familiare genera un volume sociale del tutto ineguagliabile, capace non solo di aprirsi, ma addirittura di generare il “terzo” della relazione; il figlio, infatti, costituisce insieme ai genitori una forma speciale del “noi”, fondata non sul principio simmetrico e revocabile del contratto tra pari, ma su un atto assolutamente asimmetrico di generazione. Nella sua forma più alta, tale atto parla il linguaggio del dono, dell’affidamento, della gratuità, che continua il miracolo della creazione e ci avvicina al mistero della nostra origine.
Eppure, incredibilmente, non siamo più in grado di riconoscere la sorgente segreta che plasma questo “paesaggio invisibile”: nel cinema, nei talk-show, nei listini della borsa, nella sofisticata contabilità del Pil la famiglia letteralmente non si vede. Non si vede, francamente, nemmeno nella politica; nonostante l’ipocrisia insopportabile di tante dichiarazioni retoriche, i nostri ragazzi hanno purtroppo capito bene almeno un messaggio: vita da single e rapporti occasionali. In una società in cui tutto è flessibile, è bene non abbandonare il calcolo delle convenienze e non prendere impegni per la vita.
Se un marziano, per conoscere la nostra struttura sociale, si accontentasse di vedere qualche film, sbirciare la rete telematica o comprare qualche quotidiano, senza venire concretamente sulla terra e abitare i luoghi reali dove si vive e si muore, dove si ama e si educa, non capirebbe come e perché questa società stia in piedi. Non scoprirebbe il vero ammortizzatore sociale a costo zero che impedisce ai figli disoccupati di finire nella disperazione; che insegna ai fratelli a sperimentare la logica virtuosa della cooperazione oltre il mito utilitaristico della competizione; che permette ai nipoti di non rimanere soli quando i genitori sono al lavoro e di sperimentare l’affetto disinteressato dei nonni quando la famiglia in cui sono nati non esiste più o si è moltiplicata per due o per tre. Se in una società troppo “solubile”, che reclamizza i solventi e non ama gli adesivi, non proprio tutto sta evaporando, probabilmente lo si deve a questa radice indissolubile di cui abbiamo bisogno come l’aria e che le future generazioni dovranno imparare a onorare e proteggere non meno che lo strato dell’ozono o la foresta amazzonica.

 Luigi Alici
Ordinario di Filosofia Università di Macerata
13 Gennaio 2010

articolo proposto da nonno Luigi

oltre la piazza il gelo impazza.....

December 22, 2009 da nonno Luigi   Commenti (0)

veramente il fine discorso della piazza e della convivenza civile viene cancellato da questa ondata di freddo che crudamente ci pone di fronte a un fondamentale incrocio del nostro cammino di vita.

E' perfettamente inutile ogni lamento di perdita delle tradizioni e dello spirito cristiano del Natale.

Il solo evocare la parola Natale potrebbe essere assimilato a bestemmia.

Le troppe persone socialmente escluse devono affrontare nelle loro oggettive situazioni di estrema debolezza le inclemenze di una stagione particolarmente fredda.

Le istituzioni si muovono?

Forse anche; ma noi nel nostro piccolo mondo, nel mondo vicino a noi cosa facciamo?

Sì noi lo sappiamo, ma sappiamo anche trovare la scusa che chi ha bisogno, che chi si trova in difficoltà, dopo tutto queste difficoltà se le merita anche, così come la formica pensa della cicala.

Un vecchio e scontato discorso.

I morti assiderati di fronte ai portoni di centinaia di condomini chiusi e sbarrati deve per lo meno farci pensare soprattutto quando il 25 dicembre al caldo e nell'intimo della nostra casa guardiamo (pensiamo) quella povera capanna così ben illuminata e magari con un bellissimo sottofondo musicale.

Non mandatemi a quel paese; ma se lo volete fatelo pure!

Mi fereste un favore se lasciate un commento a questo scomodo blog faremmo un rilancio nel nostro ciaonet che dovrebbe decidersi ora a camminare da SOLO!

Buon Natale!

nonno Luigi

 

 

ancora la piazza è la protagonista

December 18, 2009 da nonno Luigi   Commenti (0)

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la Piazza sempre protagonista.

Un fattaccio in una delle più importanti e più vive piazze d'Italia.....

Proprio come si denunciava nel precedente blog, postato prima di questi fatti, si ricorre ad un uso strumentale della piazza e ciò vuol dire che si ricorre ad un uso improprio della piazza.

La piazza nasce come una scuola di civiltà e di convivenza quindi anche di democrazia, e in questo senso la Storia ci tramanda l'Agorà piuttosto che il Foro Romano che in un certo senso soppravvive ancora ai nostri giorni.

In piazza, quando questa vive la sua vera natura, si verifica quel meraviglioso scambio, quel TRADERE (dal latino) parola poi recepita nel linguaggio anglosassone che anticipa il concetto di commercio; e che è così affine alla parola TRADIRE ovvero al compromesso commerciale dove un bene viene scambiato con un altro.

E ancora avviene, nella nostra piazza, un altro interessante scambio, quello del pubblico e del privato; in piazza un fatto privato diviene pubblico e viceversa come appunto si dice tuttora “mettere in piazza” ovvero “andare in piazza”, allora il dramma privato diventa pubblico, viene in un certo modo socializzato, cauterizzato.

Viene provocata la solidarietà, come viene attuato anche il cosiddetto controllo sociale e il male nascosto non incancrenisce più.

In una società priva di questo sfogo pubblico che è la piazza i drammi vengono vissuti in una paurosa solitudine dove l'intervento solidale è decisamente difficile e anche dove il sopruso del prepotente, nascosto dalle porte e finestre sbarrate del privato può allignare e incancrenire certamente più a lungo.

Questo è comunque un modo di descrivere la piazza così come ce la consegna la tradizione ovvero quella cultura che noi riteniamo essere la nostra cultura tradizionale, la cultura delle nostre radici.

Infatti la Piazza in se stessa non è niente, la piazza è tale quando è abitata, quando è frequentata, allora rappresenta un momento di quella che è la cultura dei frequentatori della piazza in quel determinato momento.

Allora, improvvisamente ci accorgiamo che la cultura che noi eravamo convinti di possedere si è volatilizzata; ma penso che noi non dovremmo cedere a questo sconcerto, dovremmo avere una maggiore fiducia nei valori della nostra cultura e della nostra tradizione per riproporli con serena fermezza perché solo attraverso la coerenza a questi valori potremo superare insieme e perchè no in una piazza pacifica, anche se in intensa discussione.

Ora torniamo ai nostri fattacci di piazza anzi di piazze in quanto due sono le piazze interessate, una è la piazza tradizionale, la famosa Piazza del Duomo, l'altra è la non meno famosa, è la modernissima piazza mediatica di facebook.

Oggi veramente la piazza mediatica si propone come piazza a tutti gli effetti e come tale riflette la cultura dei suoi frequentatori.

Non dobbiamo meravigliarci della violenza o delle incongruenze che vediamo espresse perchè da tempo presenti tanto da averci purtroppo fatto ormai l'abitudine, dobbiamo invece stupirci di quanto sia assente, dalla piazza tradizionale e dalla cosiddetta piazza mediatica, un pensiero che chiaramente con logica e puntualità proponga, attraverso un linguaggio comprensibile e in forma attiva, fermi gesti positivi quali carità, solidarietà, dignità umana, e coerenza, molta coerenza.

Proporre quindi delle realtà, fatti e coerenze quindi non solo parole, fatti cioè da demolire tutte le idiozie che “l'evanescente e irreale mondo mediatico” ora ci contrabbanda con la sua abituale e monotona insistenza.

Ma il movimento di rifiuto della violenza dovrebbe partire non da una centrale composta da grandi cervelli; ma da una coralità, da tutti gli insofferenti della violenza e del sopruso.

nonno Luigi

il ciaonet che voglio

November 28, 2009 da nonno Luigi   Commenti (2)

Un grande giornale quotidiano che si chiama Avvenire questa settimana in un articolo di fondo accennava a un protagonismo della piazza come luogo di discussione-provocazione dei fatti e degli avvenimenti politici e sociali in Italia.

Si tratta di una ben strana piazza o meglio di un piazzale, di uno spazio dove si porta con i più vari motivi una moltitudine (massa?) a dimostrare collettivamente secondo le modalità di ben precise regie.

Nell'articolo che invito tutti a leggere si evince un uso strumentale e a volte equivoco della piazza....

Non voglio discutere o polemizzare con l'autore dell'articolo, vorrei solo fare qualche considerazione sulla piazza, che in Italia ha una grande tradizione e che discende addirittura dal Foro Romano.

La piazza, come già ho avuto modo di accennare proprio su ciaonet, rimane ancora viva oggi nonostante la rivoluzione delle tecnologie comunicative.

Ricordo come in Italia si sia conservata questa abitudine di frequentare la piazza, di cui per altro ne abbiamo traccia nel linguaggio quotidiano come il detto "mettere in piazza" per dire rendere pubblico un pensiero.

Sappiamo del ruolo importante dei portici presenti in Italia ognidove; e proprio i portici con gli esercizi commerciali e le mescite di bevande, che sono poi circoli di discussione dove il privato si mescola al pubbilco. Sono esattamente l'opposto sia dei circoli privati inglesi come anche dei famosissimi PUBS inglesi dove nonostante l'appellativo Public Bar in effetti sono solo locali privati aperti al pubblico.

No, la nostra piazza presenta sì locali privati ma aperti, la consumazione è secondaria alla discussione e alla chiacchierata; infatti ben lungi che seduti al tavolo come succede nel "dehors" parigino, in Italia la tradizione ci rimanda a una consumazione fatta in piedi discutendo ad alta voce e facendo così inevitabilmente il passaggio del confine tra pubblico e privato.

In questo modo i complotti perdono le loro pericolosità come i disegni di strumentalizzazione e i macroscopici inganni si squagliano come neve al sole, il sole della saggezza popolare ricca sempre di sano sarcasmo nei confronti dei pensiero contorto che si forma spesso nel buio dei salotti privati.

Eccoci allora a pensare ciaonet come a una piazza dove si stempera nel pubblico il privato e viceversa realizzando in pratica un bellissimo disegno di solidarietà...

Questo è un pensiero con intenzioni provocatorie e chiedo a tutti una risposta su come realizzare una piazza veramente aperta, civilmente aperta, solidalmente aperta, creativamente aperta.....

nonno Luigi

 

 

 

video festival di Borgoratto

September 19, 2009 da nonno Luigi   Commenti (0)

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Siamo in vista del traguardo!

questo grido simile al TERRA!!! di Cristoforo Colombo, è purtroppo superato per varie ragioni; ma soprattutto ragioni tecniche, in questo caso l'entusiasmo e la fantasia non hanno fatto bene i conti con lo stato dell'arte della tecnologia attuale..almeno per il momento.

a tempo opportuno seguiranno le nuove istruzioni per partecipare al video-festival di Borgoratto

 

 

nonno Luigi