mi interesso di tutto e di tutti......e in particolare vedo quanto sia necessario sviluppare la conoscenza e la pratica dell'essere comunità e quindi vivere il più concretamente possibile la vicinanza e la condivisione con chi ci è comunque vicino..

ecodirigibili ispirati alla natura

May 30, 2010 da nonno Luigi   Commenti (0)

Hydrogenase: ecodirigibili ispirati alla

natura, per i viaggiatori del Futuro.

Come saranno i viaggi del futuro? Secondo l'architetto belga Vincent Callebaut i viaggi della prossima generazione potrebbero essere come quelli raffigurati nelle immagini qui a fianco: e cioè delle vacanze spostandosi grazie a dei giganteschi eco-dirigibili. Il progetto avveniristico è chiamato Hydrogenase (Idrogenasi), una idea che combina l'ingegneria con la biologia e si ispira alla biomimesi, e cioè una branca del design che trova ispirazione dai modelli e dalla bellezza della natura.

Evidentemente il progetto non manca di fantasia, Vincent Callebaut ha previsto infatti l'utilizzo di eco-dirigibili torreggianti, alti fino a 400 metri, con una larghezza di 180 metri di larghezza e alimentati da un biocarburante ad alghe. Otto compartimenti sarebbero alloggiati all'interno di una pelle protettiva fatta di tela smaltata, in grado di trasportare il carburante, "bio-idrogeno", ovviamente i passeggeri.

Ma questo non sarà solo un mezzo di trasporto flottante ed ecocompatibile: Callebaut ha previsto che il suo dirigibile potrà aiutare le missioni umanitarie o gli studi scientifici, oltre che ospitare alberghi ed altre strutture da intrattenimento. Ed inoltre, quando non verrà utilizzato per il trasporto, e cioè quando non sarà in volo ad un'altitudine di 6.500 metri e in navigazione alla sua velocità massima di 175 km all'ora, i dirigibili verranno ancorati in una fattoria biologica galleggiante in grado di riciclare CO2, per la salute del pianeta Terra. Come del resto il dirigibile, anche la fattoria biologica verrà completamente alimentata da energia rinnovabile, grazie a pannelli solari e turbine idrauliche.

I piani straordinari di Callebaut per quello che lui chiama un "prototipo biotecnologico", sono attualmente in mostra al padiglione Future all'Expo 2010 a Shanghai, in Cina. Hydrogenase è l'ultimo di un eccezionale portafoglio di idee influenzate dall'ecologia, il giovene architetto belga aveva già affascinato il mondo con alcune sue idee: nel 2008 aveva elaborato piani per un "Ecopolis volante” e l'anno prima un progetto di giungla artificiale, da installare presso il waterfront di Hong Kong.

Di recente un altro progetto futuristico, è cioè Physalia, un giardino ecologico, galleggiante, liberamente ispirato alla morfologia del polpo.

Fonte: Cnn - www.vincent.callebaut.org

a cura di nonno Luigi

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allarme cronaca e coerenza

April 26, 2010 da nonno Luigi   Commenti (0)

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Palermo, 24 apr. - (Adnkronos) -

Vanessa Lo Porto, la donna che ieri a Gela (Caltanissetta) ha ucciso i suoi due bambini di 2 e 9 anni e che e' stata arrestata con l'accusa di duplice omicidio aggravato, soffre di una crisi maniacale nell'ambito di una psicosi bipolare.

Una malattia, spiegano i medici dell'ospedale di Gela, dove e' stata ricoverata in stato di choc dopo il delitto, che comporta un'instabilita' dell'umore.

Qualche giorno fa la donna aveva scoperto che anche il figlio piu' piccolo presentava gli stessi sintomi di autismo del piu' grande

Questa è la notizia di cronaca, secca senza commenti come normalmente succede.

Sappiamo inoltre che questa donna si era recentemente separata dal marito.

 

E purtroppo possiamo tranquillamente immaginare che tra qualche giorno ben pochi si ricorderanno ancora di questa notizia di cronaca.

 

Tuttavia la notizia di cronaca nella sua forma scarna ed essenziale, ci interpella, è come la campana di una sentinella, ci avverte di un grave pericolo e se poi noi lo ignoriamo.....beh, allora peggio per noi.

 

La notizia ci avvicina al fatto, la notizia ci fa avvicinare ai protagonisti del fatto, per mezzo della notizia, questi protagonisti diventano nostro prossimo.

 

E allora si mette in gioco la nostra coerenza cristiana.

 

Certamente questi fatti possono rimanere lontani, possono non farci né caldo né freddo; ma rimangono lì come macigni sul nostro sentiero, siamo stati avvisati e la sentinella ha dato l'allarme come dice a chiare lettere il profeta Ezechiele.

Ora non abbiamo scuse almeno dovremmo farci un esame di coscienza: perchè mai in un paese cosiddetto cristiano ci siano drammi della solitudine di queste dimensioni e gravità.

 

Evviva le porte con le serrature di sicurezza, evviva i circoli di amici “cristiani” tutti chiusi nelle loro sacristie e nei loro giardinetti riservati ai “4 volti simpatici 4” con un evviva a tutte le mancate accoglienze...

 

E la lista potrebbe continuare....; ma fino a quando l'impunità?

 

nonno Luigi

l'economia oggi e prossimità solidale

March 16, 2010 da nonno Luigi   Commenti (0)

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                                                            l'economia oggi.

Il malessere che avvolge il mondo dell'economia soprattutto il mondo dei cosiddetti paesi industrializzati è oggettivamente grave.

L'economia è malata, i grandi esperti, che una volta erano ritenuti vati infallibili, oggi ripiegano con molta incertezza su posizioni di prudenza e comunque in netta contraddizione con quanto veniva sbandierato con esultante sicumera solo pochi anni or sono.

Le teorie economiche un tempo assolutamente intoccabili ora pare si sciolgano come neve al sole, oggi la globalizzazione sembra che debba essere ridisegnata, proprio quando i grandi autori di letteratura economica e i grandi professori delle università specializzate in finanza ed economia avevano imparato bene a memoria la filastrocca della globalizzazione da spiegare al popolo.

Purtroppo oggi ci sono ancora troppi interessi legati a una gestione discutibile della finanza mondiale e i guai vengono nascosti con la speranza che la grave situazione si possa risolvere da se e quindi si possa continuare con lo spreco delle risorse planetarie e con la ricerca di paesi capaci di tutto comperare e di nulla produrre  e per contro di paesi capaci di produrre a costo zero perchè altri possano, sprecando, arricchire la filiera degli intermediari.

Ma qualcosa si sta muovendo,e proprio sulla stampa più seria e specializzata in materie economiche appaiono segnali che invocano  la solidarietà e il superamento del guadagno a tutti i costi rivalutando così quella etica cristiana che sembrava caduta in disuso..

Noi cristiani comunque sappiamo che non sono le formule di economia che salvano il mondo; ma sappiamo pure che solo con la Carità potremo superare le strettezze e le prove che la vita terrena ci propone ogni giorno.

L'atteggiamento della società dei cristiani dei primi tempi era un atteggiamento di grande solidarietà e fraternità che è comunque stato sempre presente e spesso vissuto e proposto con eroismo; ma che anche troppo sovente è stato oscurato da forme di individualismo, poco coerente con lo spirito cristiano.

Non voglio ora dissertare di economia, lascio l'incombenza ad altri.

Voglio solo segnalare un articolo che ci descrive un momento di questo mondo cosiddetto postfordista e di una serpeggiante reazione di tipo antropologico che si sta instaurando:per cercare di superare la crisi. l'articolo è di Aldo Bonomi ed è apparso Domenica 14 marzo sul giornale “il Sole 24 ORE” ed è intitolato “Sarà il welfare solidale e diffuso a salvarci dalla crisi” (neo definizione di carità)

L'articolo è da leggere tutto, io invece ne riporto solo questo piccolo esempio: una mamma deve andare al lavoro, ma ha il problema dei figli che devono andare a scuola e che poi devono essere accompagnati a casa....ebbene miracolosamente i vicini di casa si organizzano chi un giorno e chi l'altro si trova il modo di superare la settimana compreso il giovedì quando a una certa ora il capoufficio si volta da una certa parte e così la mamma può lasciare il posto di lavoro prima del tempo...

Non dico altro cerchiamo vicino a noi e vinceremo la crisi globalizzata!

sovente troppi parlano di famiglia in termini di perfetto idiota e gli allocchi che fanno?

January 18, 2010 da nonno Luigi   Commenti (0)

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FAMIGLIA INDISSOLUBILE
NELLA SOCIETA`SOLUBILE

Perché resta il cemento sociale

In un’epoca in cui tutto porta a interessarci al paesaggio visibile, dobbiamo forse prestare maggiore attenzione al “paesaggio invisibile”, in cui si tesse la trama delle relazioni interpersonali e si plasma la nostra storia. È anche questo, in fondo, il senso del giusto invito di Benedetto XVI, ripetuto nel messaggio per la XL Giornata mondiale della pace, a non fermarci al piano dell’”ecologia della natura” e ad aprirci a una “ecologia umana”, la quale a sua volta richiede un’”ecologia sociale”. In tale ambito, un posto unico spetta al matrimonio, che è «il patto di amore coniugale o scelta cosciente e libera, con la quale l`uomo e la donna accolgono l`intima comunità di vita e d`amore, voluta da Dio stesso» (Familiaris Consortio, 11). Da questa forma originale di reciprocità oblativa nasce la famiglia: una trama straordinaria di relazioni stabili e gratuite che scaturiscono da una promessa reciproca, libera e irrevocabile, capace di tradursi in un patto di donazione e di fedeltà senza riserve, incorporato nell’ethos condiviso, protetto dal diritto e accreditato attraverso l’educazione.
Proprio per questo, la famiglia dev’essere al centro delle nostre preoccupazioni di “ecologia umana e sociale”. Punto di snodo fra l’interiore e l’esteriore, il privato e il pubblico, il naturale e il sacramentale, l’istituto familiare genera un volume sociale del tutto ineguagliabile, capace non solo di aprirsi, ma addirittura di generare il “terzo” della relazione; il figlio, infatti, costituisce insieme ai genitori una forma speciale del “noi”, fondata non sul principio simmetrico e revocabile del contratto tra pari, ma su un atto assolutamente asimmetrico di generazione. Nella sua forma più alta, tale atto parla il linguaggio del dono, dell’affidamento, della gratuità, che continua il miracolo della creazione e ci avvicina al mistero della nostra origine.
Eppure, incredibilmente, non siamo più in grado di riconoscere la sorgente segreta che plasma questo “paesaggio invisibile”: nel cinema, nei talk-show, nei listini della borsa, nella sofisticata contabilità del Pil la famiglia letteralmente non si vede. Non si vede, francamente, nemmeno nella politica; nonostante l’ipocrisia insopportabile di tante dichiarazioni retoriche, i nostri ragazzi hanno purtroppo capito bene almeno un messaggio: vita da single e rapporti occasionali. In una società in cui tutto è flessibile, è bene non abbandonare il calcolo delle convenienze e non prendere impegni per la vita.
Se un marziano, per conoscere la nostra struttura sociale, si accontentasse di vedere qualche film, sbirciare la rete telematica o comprare qualche quotidiano, senza venire concretamente sulla terra e abitare i luoghi reali dove si vive e si muore, dove si ama e si educa, non capirebbe come e perché questa società stia in piedi. Non scoprirebbe il vero ammortizzatore sociale a costo zero che impedisce ai figli disoccupati di finire nella disperazione; che insegna ai fratelli a sperimentare la logica virtuosa della cooperazione oltre il mito utilitaristico della competizione; che permette ai nipoti di non rimanere soli quando i genitori sono al lavoro e di sperimentare l’affetto disinteressato dei nonni quando la famiglia in cui sono nati non esiste più o si è moltiplicata per due o per tre. Se in una società troppo “solubile”, che reclamizza i solventi e non ama gli adesivi, non proprio tutto sta evaporando, probabilmente lo si deve a questa radice indissolubile di cui abbiamo bisogno come l’aria e che le future generazioni dovranno imparare a onorare e proteggere non meno che lo strato dell’ozono o la foresta amazzonica.

 Luigi Alici
Ordinario di Filosofia Università di Macerata
13 Gennaio 2010

articolo proposto da nonno Luigi

oltre la piazza il gelo impazza.....

December 22, 2009 da nonno Luigi   Commenti (0)

veramente il fine discorso della piazza e della convivenza civile viene cancellato da questa ondata di freddo che crudamente ci pone di fronte a un fondamentale incrocio del nostro cammino di vita.

E' perfettamente inutile ogni lamento di perdita delle tradizioni e dello spirito cristiano del Natale.

Il solo evocare la parola Natale potrebbe essere assimilato a bestemmia.

Le troppe persone socialmente escluse devono affrontare nelle loro oggettive situazioni di estrema debolezza le inclemenze di una stagione particolarmente fredda.

Le istituzioni si muovono?

Forse anche; ma noi nel nostro piccolo mondo, nel mondo vicino a noi cosa facciamo?

Sì noi lo sappiamo, ma sappiamo anche trovare la scusa che chi ha bisogno, che chi si trova in difficoltà, dopo tutto queste difficoltà se le merita anche, così come la formica pensa della cicala.

Un vecchio e scontato discorso.

I morti assiderati di fronte ai portoni di centinaia di condomini chiusi e sbarrati deve per lo meno farci pensare soprattutto quando il 25 dicembre al caldo e nell'intimo della nostra casa guardiamo (pensiamo) quella povera capanna così ben illuminata e magari con un bellissimo sottofondo musicale.

Non mandatemi a quel paese; ma se lo volete fatelo pure!

Mi fereste un favore se lasciate un commento a questo scomodo blog faremmo un rilancio nel nostro ciaonet che dovrebbe decidersi ora a camminare da SOLO!

Buon Natale!

nonno Luigi

 

 

ancora la piazza è la protagonista

December 18, 2009 da nonno Luigi   Commenti (0)

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la Piazza sempre protagonista.

Un fattaccio in una delle più importanti e più vive piazze d'Italia.....

Proprio come si denunciava nel precedente blog, postato prima di questi fatti, si ricorre ad un uso strumentale della piazza e ciò vuol dire che si ricorre ad un uso improprio della piazza.

La piazza nasce come una scuola di civiltà e di convivenza quindi anche di democrazia, e in questo senso la Storia ci tramanda l'Agorà piuttosto che il Foro Romano che in un certo senso soppravvive ancora ai nostri giorni.

In piazza, quando questa vive la sua vera natura, si verifica quel meraviglioso scambio, quel TRADERE (dal latino) parola poi recepita nel linguaggio anglosassone che anticipa il concetto di commercio; e che è così affine alla parola TRADIRE ovvero al compromesso commerciale dove un bene viene scambiato con un altro.

E ancora avviene, nella nostra piazza, un altro interessante scambio, quello del pubblico e del privato; in piazza un fatto privato diviene pubblico e viceversa come appunto si dice tuttora “mettere in piazza” ovvero “andare in piazza”, allora il dramma privato diventa pubblico, viene in un certo modo socializzato, cauterizzato.

Viene provocata la solidarietà, come viene attuato anche il cosiddetto controllo sociale e il male nascosto non incancrenisce più.

In una società priva di questo sfogo pubblico che è la piazza i drammi vengono vissuti in una paurosa solitudine dove l'intervento solidale è decisamente difficile e anche dove il sopruso del prepotente, nascosto dalle porte e finestre sbarrate del privato può allignare e incancrenire certamente più a lungo.

Questo è comunque un modo di descrivere la piazza così come ce la consegna la tradizione ovvero quella cultura che noi riteniamo essere la nostra cultura tradizionale, la cultura delle nostre radici.

Infatti la Piazza in se stessa non è niente, la piazza è tale quando è abitata, quando è frequentata, allora rappresenta un momento di quella che è la cultura dei frequentatori della piazza in quel determinato momento.

Allora, improvvisamente ci accorgiamo che la cultura che noi eravamo convinti di possedere si è volatilizzata; ma penso che noi non dovremmo cedere a questo sconcerto, dovremmo avere una maggiore fiducia nei valori della nostra cultura e della nostra tradizione per riproporli con serena fermezza perché solo attraverso la coerenza a questi valori potremo superare insieme e perchè no in una piazza pacifica, anche se in intensa discussione.

Ora torniamo ai nostri fattacci di piazza anzi di piazze in quanto due sono le piazze interessate, una è la piazza tradizionale, la famosa Piazza del Duomo, l'altra è la non meno famosa, è la modernissima piazza mediatica di facebook.

Oggi veramente la piazza mediatica si propone come piazza a tutti gli effetti e come tale riflette la cultura dei suoi frequentatori.

Non dobbiamo meravigliarci della violenza o delle incongruenze che vediamo espresse perchè da tempo presenti tanto da averci purtroppo fatto ormai l'abitudine, dobbiamo invece stupirci di quanto sia assente, dalla piazza tradizionale e dalla cosiddetta piazza mediatica, un pensiero che chiaramente con logica e puntualità proponga, attraverso un linguaggio comprensibile e in forma attiva, fermi gesti positivi quali carità, solidarietà, dignità umana, e coerenza, molta coerenza.

Proporre quindi delle realtà, fatti e coerenze quindi non solo parole, fatti cioè da demolire tutte le idiozie che “l'evanescente e irreale mondo mediatico” ora ci contrabbanda con la sua abituale e monotona insistenza.

Ma il movimento di rifiuto della violenza dovrebbe partire non da una centrale composta da grandi cervelli; ma da una coralità, da tutti gli insofferenti della violenza e del sopruso.

nonno Luigi

il ciaonet che voglio

November 28, 2009 da nonno Luigi   Commenti (2)

Un grande giornale quotidiano che si chiama Avvenire questa settimana in un articolo di fondo accennava a un protagonismo della piazza come luogo di discussione-provocazione dei fatti e degli avvenimenti politici e sociali in Italia.

Si tratta di una ben strana piazza o meglio di un piazzale, di uno spazio dove si porta con i più vari motivi una moltitudine (massa?) a dimostrare collettivamente secondo le modalità di ben precise regie.

Nell'articolo che invito tutti a leggere si evince un uso strumentale e a volte equivoco della piazza....

Non voglio discutere o polemizzare con l'autore dell'articolo, vorrei solo fare qualche considerazione sulla piazza, che in Italia ha una grande tradizione e che discende addirittura dal Foro Romano.

La piazza, come già ho avuto modo di accennare proprio su ciaonet, rimane ancora viva oggi nonostante la rivoluzione delle tecnologie comunicative.

Ricordo come in Italia si sia conservata questa abitudine di frequentare la piazza, di cui per altro ne abbiamo traccia nel linguaggio quotidiano come il detto "mettere in piazza" per dire rendere pubblico un pensiero.

Sappiamo del ruolo importante dei portici presenti in Italia ognidove; e proprio i portici con gli esercizi commerciali e le mescite di bevande, che sono poi circoli di discussione dove il privato si mescola al pubbilco. Sono esattamente l'opposto sia dei circoli privati inglesi come anche dei famosissimi PUBS inglesi dove nonostante l'appellativo Public Bar in effetti sono solo locali privati aperti al pubblico.

No, la nostra piazza presenta sì locali privati ma aperti, la consumazione è secondaria alla discussione e alla chiacchierata; infatti ben lungi che seduti al tavolo come succede nel "dehors" parigino, in Italia la tradizione ci rimanda a una consumazione fatta in piedi discutendo ad alta voce e facendo così inevitabilmente il passaggio del confine tra pubblico e privato.

In questo modo i complotti perdono le loro pericolosità come i disegni di strumentalizzazione e i macroscopici inganni si squagliano come neve al sole, il sole della saggezza popolare ricca sempre di sano sarcasmo nei confronti dei pensiero contorto che si forma spesso nel buio dei salotti privati.

Eccoci allora a pensare ciaonet come a una piazza dove si stempera nel pubblico il privato e viceversa realizzando in pratica un bellissimo disegno di solidarietà...

Questo è un pensiero con intenzioni provocatorie e chiedo a tutti una risposta su come realizzare una piazza veramente aperta, civilmente aperta, solidalmente aperta, creativamente aperta.....

nonno Luigi

 

 

 

video festival di Borgoratto

September 19, 2009 da nonno Luigi   Commenti (0)

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Siamo in vista del traguardo!

questo grido simile al TERRA!!! di Cristoforo Colombo, è purtroppo superato per varie ragioni; ma soprattutto ragioni tecniche, in questo caso l'entusiasmo e la fantasia non hanno fatto bene i conti con lo stato dell'arte della tecnologia attuale..almeno per il momento.

a tempo opportuno seguiranno le nuove istruzioni per partecipare al video-festival di Borgoratto

 

 

nonno Luigi

a Chieri nasce la nuova era dell'energia eolica

September 11, 2009 da nonno Luigi   Commenti (0)

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Aquiloni cattura-vento.

Ecco l'ultima frontiera dell'energia eolica

E' italiana la sfida ecologica al nucleare

di Maurizio Ricci

CHIERI (Torino) - Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira. Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. "Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via". Più in alto arrivano, più forte tirano.

A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E' un'occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l'incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l'idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica.

Il fatto che il primo abbia un'azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all'università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile: produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po' dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini.

KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l'unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l'Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All'idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California.

E' una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell'energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c'è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare.

A 80 metri di altitudine (l'altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po' più di 16 chilometri l'ora. E' un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l'Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un'area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po' meno di 30 chilometri l'ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l'energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. "A mille metri di altezza - dice Milanese - l'energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo".

Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c'è sempre o, semplicemente non ce n'è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l'anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l'ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d'altezza: c'è vento per 3 mila ore l'anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n'è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell'industria eolica attuale. Ma come catturarlo? "Con lo yo-yo" rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo.

In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l'aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l'aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto.

In termini scientifici, la potenza generabile dall'aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull'aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell'aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d'ala, l'aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l'aquilone si comporta come la striscia più esterna dell'elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: "Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte".

Quando il cavo è tirato al massimo, l'aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l'aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: "Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell'energia generata in ascesa". Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. "Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l'uno dall'altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri". Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica.

Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. "Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche". E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L'energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l'energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, "soffia nel vento".

(11 giugno 2008) Repubblica

 

Dal vento l'energia. Oltre il limite degli ormai quasi obsoleti aerogeneratori ad elica

August 9, 2009 da nonno Luigi   Commenti (0)

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A settembre spicca il volo l'eolico italiano d'alta quota

 

 

 

Il sistema avrà bisogno di circa due anni per essere testato compiutamente, ma promette rendimenti in energia molto migliori degli impianti eolici tradizionali

il kitegen in volo

 

 

 

 

 

L’energia eolica è attualmente forse la fonte rinnovabile per eccellenza, semplice da ottenere e in termini economici forse la più redditizia.

Tuttavia risulta quella ad avere manifestato i maggiori interrogativi in termini ambientali, in ragione dell’impatto negativo sul paesaggio degli aerogeneratori, mostri alti 20 metri, oltre le pale rotanti, a volte anche piuttosto rumorosi.

Ma il pregiudizio sull’istallazione di impianti che si avvalgono della forza del vento potrebbe venir meno sia perché si vanno riducendo le dimensioni sia perché si sta avanzando su progetti che consentono a singoli impianti di produrre grandi quantità di energia

 

Vedrà presto la luce in Italia un’impianto, di ideazione russa, probabilmente collocato nel Mezzogiorno. che nasce da una nuova concezione di energia eolica, che elimina le vistose pale e riduce ad un decimo l’altezza dell’impianto completo (2 metri contro i 20 dei comuni aerogeneratori).

Il vento verrebbe incanalato alla base e fatto salire verso la sommità creando un mini-vortice, dove particolari turbine si attiverebbero creando energia con rendimenti assolutamente paragonabili a quelli dei moduli eolici tradizionali.

 

Una società di ricerca statunitense no-profit, ha presentato il prototipo di un mini-eolico concepito per sfruttare i fluidi a bassa velocità, anch’essa, con un’unità ad asse verticale e completamente chiusa in grado di operare ad una velocità media del vento di circa 8 nodi.

 

Nelle vicine Marche ad Isola del Piano (PU) è entrato intanto in funzione il primo impianto eolico da 20 Kw che comprime notevolmente le sue dimensioni: ha un rotore di 8,15 metri e il palo di sostegno è alto 15 metri.

 

 

 

E più o meno di queste dimensioni ( 25 metri) è lo “stelo” Kite Wind Generator” che il mese prossimo spunterà a Berzano S. Pietro, in provincia di Asti, dopo oltre cinque anni di ricerche, sperimentazioni sul campo, errori e correzioni attuate insieme a varie università, in primis il Politecnico di Torino.

 

Sarà il fulcro più visibile di un progetto tutto italiano che si ripromette di fornire enormi quantità di energia ad un costo davvero competitivo.

Secondo l’inventore del sistema la prima macchina consentirebbe di ottenere 2 milioni di euro in un anno a regime. Con questi 2 milioni si potrebbero installare altre tre macchine, ovvero 9 megawatt istallati. E così via triplicando gli impianti nuovi ogni anno fino ad avere nel 2020 circa 3 terawatt istallati in autofinanziamento, pari a più di quel 20% che è l’obbiettivo dell’Unione Europea.

Lo stelo, o stem, sorreggerà un grande aquilone di alcune decine di metri quadrati che due potenti ventilatori innalzeranno in cielo, fino a 200 metri. lo stelo ne governerà le funi, facendogli compiere un volo cabrato. Con una portanza, in salita, che farà girare alternatori anche da 3 megawatt.

Il sali e scendi dell’aquilone quindi sarà ciò che produrrà energia dai venti in alta quota .

L’avventura del Kite Wind o Kitegen ha il suo punto iniziale di partenza nella esperienza che l’inventore ha potuto maturare nella costruzione di sensori montati su velivoli ultraleggeri, perché il segreto del successo sta proprio nel software impiegato per controllare il volo dell’aquilone senza farlo cadere o spaccare sotto le folate improvvise di vento.

 

Il vento di alta quota è una brutta bestia, anche se dà teoricamente la possibilità di sfruttare 3.600 terawatt di potenza contro i solo 15 che attualmente sono prodotti in tutto il mondo, e sono stati i suoi capricci a bloccare per lungo tempo lo sviluppo del Kitegen.

Infatti nessuno si era dimostrato in grado di governare l’aquilone in presenza di raffiche improvvise di vento che lasciano non più di venti o trenta millisecondi per reagire con il controllo computerizzato.

Poi l’intuizione: anziché far arrivare a terra le funi che imbrigliano l’aquilone, queste sono state attaccate ad una gigantesca “canna da pesca” ( lo stelo ) in grado di assorbire l’inizio delle raffiche e dare tempo al computer di elaborare le variazioni.

il kitegen-stem, con 5mila ore di volo annue per vent’anni, ripagherebbe settanta volte se stesso, venti volte più di una torre eolica tradizionale

vedi album fotografico su questo argomento di nonno Luigi