nonno Luigi
497 giorni fa
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un articolo di PATRIARCA SU UN ARGOMENTO DI ATTUALITA'
Il Nobel a Edwards e l`ennesimo rinvio |
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SU VITA E FAMIGLIA |
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Il dibattito sulla legge 40 si è riacceso dopo la notizia del premio Nobel conferito al britannico Robert Geoffrey Edwards pioniere della fecondazione in vitro. Il rinvio della legge 40 alla Corte costituzionale, in specie del comma 4 sulla fecondazione eterologa che vieta il ricorso a tale metodo riproduttivo con almeno un gamete esterno alla coppia, ha fatto il resto.
Il giudizio della Corte è stato preteso perché, recita la dichiarazione, “l’articolo lede i principi di uguaglianza e i diritti sanciti dalla Costituzione, e inoltre contraddice una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha già condannato l’Austria per il divieto alla fecondazione etorologa, che contraddice i diritti fondamentali dell’uomo”.
Ecco, si riparla di diritti fondamentali dell’uomo: ma a quale definizione di persona stiamo facendo riferimento? Chi sta conducendo la battaglia contro la legge 40 ritiene la libertà dell’uomo un valore indiscutibile, il valore principe al di sopra di tutto.
Nel caso in questione, impedire le tecniche di riproduzione e porre limiti alla scienza minaccerebbe questo diritto.
In nome di questa libertà-sopra-a-tutto si difende il diritto ad avere figli a tutti i costi, e al contempo il diritto ad abortire: un cortocircuito folle, di non senso, sottaciuto da gran parte dei media.
Ma davvero la libertà rappresentata nella nostra Costituzione è quella affidata alla determinazione solitaria degli individui? Anzitutto, prima del diritto alla libertà vi è quello alla vita, chi non vive non può essere libero.
Va detto, altresì, che la libertà della persona non si autodetermina ma è un processo di costruzione reso possibile dall’incontro con libertà più mature, è in questo rapporto di reciprocità e di confronto che nasce la libertà di ognuno. Il senso comune, l’esperienza di ognuno di noi, ci porta infine a dire che una persona ha il diritto ad avere un`identità certa, che la sua realtà non è stata selezionata da alcuno, neppure dai propri genitori.
La legge 40, legge per nulla cattolica – è bene che i laicisti studino meglio la morale cattolica – ha mediato tra desiderio di maternità e di paternità, e il rispetto della vita dei nascituri; impedisce l’eterologa, accetta la fecondazione in vitro ma vieta la diagnosi preimpianto per non indurre alla selezione eugenetica.
E’ una legge: e come tutte le leggi può essere messa in discussione e portata al giudizio della Corte. Ma vale la pena ricordare che il referendum del 2005 ha confermato l’impianto oggi rimesso in discussione ricorrendo alla via giudiziara, un vezzo made in Italy assai improprio: sarebbe bene che la magistatura ne fosse consapevole.
La vicenda di Eluana, rimossa in fretta, è ancora davanti a noi.
Nella campagna referendaria promossa dal comitato Scienza & Vita, poi divenuto associazione, aprimmo un colloquio pubblico a tutto campo, ci facemmo forza del senso comune e del buonsenso, invocammo il principio di precauzione utilizzato a piè mani dagli stessi laicisti per contrastare il nucleare e gli ogm, o per difendere ad oltranza i “diritti” degli animali. Fu un’avventura anche culturale, inventammo una “bioetica popolare”, comunicabile e al contempo salda nei suoi principi, una campagna laica, sanamente laica . E abbiamo vinto. In quel frangente i cattolici e le associazioni si mostrarono compatte, presero la Dottrina sociale per intero, non a mo’ di “spezzatino” funzionale al proprio schieramento (vita e famiglia a destra, solidarietà e pace a sinistra). Lo spezzatino i commentatori possono permetterselo, i cattolici no. Spiace che senza alcuna riflessione il maggior partito di opposizione, il Pd, abbia cavalcato la vicenda chiedendo a gran voce la ridiscussione della legge 40. Peccato, un’altra occasione persa, anche per i cattolici che vi militano. Edoardo Patriarca |
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